Fra luglio ed agosto 2018, si è svolta in loc. Monte Torretta di Pietragalla (PZ) la seconda campagna di ricognizione topografica diretta dall’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne (resp. V. Capozzoli e A. Duplouy) e la Humboldt Universität zu Berlin (resp. A. Henning), in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata (resp. S. Mutino), il dipartimento SAFE dell’Università degli Studi della Basilicata e l’IMAA del CNR. 

Anche quest’anno sono andate avanti le operazioni di messa in luce e bonifica della metà occidentale del sito, caratterizzata dalla c.d. Acropoli e da una parte della ‘città bassa’. Sono emersi nuovi dati sulla cronologia relativa al tratto sud del muro acropolico, il quale presenta almeno tre fasi costruttive. La maggior parte del corpo murario visibile appartiene alla seconda fase, che rivela l’inserimento a distanze variabili di muri di catena nella parte interna del muro, in modo da contenere le spinte del terreno. Il muro prevedeva anche una serie di doccioni in pietra per lo smaltimento delle acque piovane, due dei quali rinvenuti in posizione di crollo. All’ultima fase è possibile ascrivere la (ri-)costruzione della c.d. Porta Livia (all’estremità nord-est), impostata su un precedente livello di distruzione e per la cui messa in opera si è ricorso all’impiego di una consistente quantità di malta, assente nelle fasi precedenti.

Nuove informazioni provengono anche dal versante nord dell’Acropoli, dove cambiano completamente tecnica e blocchi (molto più piccoli e irregolari) del muro qui rinvenuto in modo parziale e che dunque può essere messo in relazione solo ipoteticamente con il tratto meridionale. Va inoltre segnalato che 6,5 m a nord di esso, è stato rinvenuto un secondo allineamento murario, con blocchi appena sbozzati e di notevoli dimensioni, intercettato su una lunghezza massima di circa 25 metri. In assenza di dati stratigrafici è impossibile proporne una datazione, tanto più che i materiali raccolti in superficie indiziano un’occupazione di quest’area già in età pre-classica. Che si tratti di un muro di cinta (di una fase precedente?) o piuttosto di un muro di contenimento in relazione con il muro posto più sud, è chiaro che il funzionamento di questo settore dell’Acropoli resta ancora tutto da chiarire.

La campagna di quest’anno ha riportato alla luce anche la porta principale dell’insediamento, la c.d. Porta Marie. Se a livello planimetrico si rivela analoga ad altre porte a cortile già note nella regione, sorprende invece il suo stato di conservazione: nonostante il crollo ancora presente si può ricostruire un alzato di circa 2 m, mentre uno dei blocchi qui rinvenuti suggerisce di ipotizzarne una chiusura a volta. Nonostante la fase iniziale della nostra ricerca e prima ancora di avviare delle operazioni di scavo, è chiaro che il sistema di fortificazione di Monte Torretta comincia a segnalarsi come una delle principali fonti di informazione per la conoscenza dell’architettura militare in Basilicata e più in generale in Italia Meridionale.