Fra luglio ed agosto 2019, si è svolta in loc. Monte Torretta di Pietragalla (PZ) la terza campagna di ricognizione topografica diretta dall’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne (resp. V. Capozzoli e A. Duplouy) e la Humboldt Universität zu Berlin (resp. A. Henning), in collaborazione con la SABAP della Basilicata (resp. S. Mutino), il dipartimento SAFE dell’Università degli Studi della Basilicata, l’IBAM e l’IMAA del CNR.

Le nuove indagini hanno consentito di ottenere nuovi e straordinari dati sul funzionamento del sistema di fortificazione come pure sulla sua cronologia.

Dal punto di vista planimetrico, possiamo definitivamente affermare che le piante note fino ad oggi vanno completamente riviste, soprattutto per ciò che concerne il lato occidentale della sommità dell’Acropoli. Infatti, pur essendo certo che il muro acropolico continuasse su tale versante – come indiziano numerosi blocchi squadrati di arenaria scivolati lungo le pendici occidentali del rilievo – non ci è stato possibile ritrovare alcun resto murario in situ. Al momento, l’unica evidenza sicura in questo settore – riportata alla luce proprio nel corso delle ultime ricerche – è un setto murario a doppio paramento, costituito da conci irregolari in arenaria e conservato in modo assai parziale per una lunghezza complessiva di 8 m ca. La tecnica di costruzione, l’andamento lievemente curvilineo e la larghezza di 1 m ca. fanno pensare ad un muro di contenimento, senza che sia tuttavia possibile al momento esprimersi sulla sua datazione.

Grazie ad un intervento mirato nella parte centrale del lato meridionale del muro dell’Acropoli, siamo finalmente riusciti a determinarne la tecnica di costruzione. Il muro oggi perfettamente visibile, ad unico paramento costruito con blocchi squadrati di arenaria, conteneva un poderoso riempimento costituito in realtà da più livelli – alcuni dei quali rinforzati con malta a base di calce – realizzati mescolando materiale struttivo proveniente da strutture precedenti, conci irregolari di grandi dimensioni, schegge di lavorazione e notevoli quantità di terra a matrice argillosa. I vari livelli di riempimento sono “separati” da una serie di setti murari trasversali legati al muro acropolico: essi dovevano per un verso frenare le spinte verso sud della collina, per un altro ripartire il peso del riempimento stesso. Quest’ultimo era contenuto nella parte interna dell’Acropoli da un secondo muro, molto più grossolano di quello esterno, dal quale dista 13 m ca., e posto ad una quota superiore. Siamo di fronte, insomma, ad un’opera metà strada fra la sostruzione e la costruzione ad aggere, funzionale senza dubbio ad un grande progetto di terrazzamento dell’Acropoli, che, grazie allo studio preliminare dei materiali ceramici, va certamente datato in un momento successivo alla fine del IV sec. a.C.

Alla stessa fase appartiene anche la porta principale dell’insediamento, la c.d. Porta Marie, per la quale si è verificata una tecnica di costruzione pressoché identica. Qui, infatti, abbiamo individuato diversi (anche nella composizione) livelli di riempimento, contenuti all’esterno dal muro di cinta vero e proprio (ad unico paramento) e, ad una distanza di 15 m verso l’interno, da un esile setto murario posto ad una quota superiore e che, nel caso specifico, costituisce anche parte delle ante della porta vera e propria.

Grazie alle ultime indagini sappiamo oramai che il sistema di fortificazione era caratterizzato, alla sua estremità orientale, dalla presenza di una torre scavata da F. Ranaldi sul finire degli anni ’50. Si tratta di una struttura perfettamente quadrata (lato di 6,80 m ca.), la quale si lega sia ad ovest che ad est al muro di cinta principale. Quest’ultimo rivela un singolare comportamento sul lato orientale della torre, definendo una curiosa appendice triangolare: una sorta di secondo bastione senza confronti planimetrici in Italia Meridionale ma che, nella sua combinazione con la torre quadrata non lascia dubbi sull’importanza strategica di questo settore: qui del resto transita un vecchio tratturo, che molto verosimilmente riproduce il tracciato di un asse viario antico.

Infine, l’IMAA del CNR è proceduto ad una serie di indagini geofisiche nelle aree immediatamente antistanti la Porta Livia (la porta dell’Acropoli) e la Porta Marie. Esse hanno consentito di verificare l’esistenza di un significativo numero di allineamenti murari, che mostrano quanto densa fosse l’occupazione dell’area infra-muros, lasciando peraltro intravedere la presenza di diversi assi viari.