Nell’agosto 2017 l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne et la Humboldt Universität zu Berlin hanno avviato, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio della Basilicata, la prima campagna di ricerche archeologiche a Pietragalla (Pz), in loc. Monte Torretta.

Il sito, che  raggiunge i 1.070 metri d’altezza s.l.m e rientra nell’alto bacino del fiume Bradano, era già stato oggetto di indagini sistematiche fra la metà degli degli anni ’50 e la fine degli anni ’80 del XX secolo. Una mostra in corso al Museo Archeologico Provinciale di Potenza permette di apprezzare i principali materiali provenienti in particolare dalle ricerche di Francesco Ranaldi (1956-1965), le quali documentano la longevità del sito già frequentato sul finire dell’età neolitica ed una sostanziale continuità di vita fra la fine dell’VIII e la fine del III sec. a.C. Sono proprio questi oggetti ad illustrare la posizione centrale di Monte Torretta in una rete di percorsi, contatti e scambi su scala interregionale, in una zona di transito fra le alture più settentrionali dell’area lucana e il mondo apulo. Purtroppo, la documentazione relativa a queste attività è pressoché assente. Di qui la ripresa delle indagini ad opera di un’equipe internazionale diretta sul campo da Alain Duplouy, Vincenzo Capozzoli e Agnes Henning e che vede la collaborazione degli istituti IMAA e IBAM del CNR, nonché della Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali dell’Università degli Studi della Basilicata.

L’obiettivo principale della prima missione è stato quello di intercettare i saggi realizzati in passato, procedendo a un nuovo rilievo delle strutture visibili ed elaborando da subito un apposito GIS. Per ragioni di tempo ci si è limitati all’area della c.d. Acropoli. La situazione si è rivelata da subito ricca ed articolata, mostrando come la planimetria finora nota vada corretta in più punti. Da rivedere è, anzitutto, il raccordo della porta della c.d. Acropoli con il restante circuito murario: le nostre indagini subito a nord della porta (c.d. «Porta Livia») suggeriscono infatti una certa prudenza nell’accettare la vecchia ricostruzione planimetrica. Novità di rilievo provengono anche dalle pendici nord dell’Acropoli: qui, in luogo dell’unica linea di fortificazione generalmente ammessa, è stato possibile verificare l’esistenza di un sistema di muri di terrazzamento disposti a quote variabili e realizzati con blocchi irregolari e grossolanamente lavorati in facciavista. Resta dunque in sospeso la questione del tracciato delle mura in questo settore, su cui sarà necessario tornare ad interrogarsi nel corso delle prossime indagini.